Pet-therapy

La pet-therapy (o meglio attività e/o terapia assistita dall’animale) è una prassi assistenziale e coterapeutica che sempre più sta guadagnando favore e interesse da parte dell’opinione pubblica, ma altresì accreditamento nell’ambito sanitario in virtù delle evidenze che si sono andate accumulando soprattutto a partire dagli anni ’80. Pioniere delle ricerche sul valore terapeutico delle attività coinvolgenti gli animali è stato lo psicologo Boris Levinson che già nei primi anni ’60 aveva rilevato come la sola presenza di un cane all’interno di un setting determinasse un effetto motivazionale e di compliance nella relazione terapeutica.

Vi sono interventi che agiscono soprattutto sul benessere della persona (stimolando le motivazioni, inducendo emozioni positive, rilassando, attivando cognitivamente, promuovendo la ginnastica funzionale) o sull’integrazione socio-relazionale della persona e pertanto sono soprattutto tonificanti-ricostituenti, vale a dire mettono la persona nelle migliori condizioni per affrontare il proprio problema.

Vi sono interventi che agiscono in modo specifico sul problema mettendo in atto prassi riabilitative (rafforzare una parte debole, colmare un deficit di funzionalità, stimolare un processo, creare una strada alternativa a una mancanza) o interventi mirati a coadiuvare l’intervento terapeutico in essere aumentandone l’efficacia e l’efficienza.

Secondo la visione zooatropologica l’animale è ritenuto un soggetto che proprio per la sua diversità è in grado nella relazione con il paziente di dare a quest’ultimo un contributo per il suo cambiamento. Le attività zooantropologiche si fondano sui contributi al cambiamento (referenze) che l’attività di relazione mette a disposizione del fruitore, pertanto l’ottimalità del servizio beneficiale sta: nella piena espressione relazionale dell’animale, che pertanto non deve essere trasformato in un oggetto, uno strumento, una macchina o un surrogato e nella definizione di un progetto specifico che attraverso la relazione con l’animale sia capace di liberare referenze adeguate ai bisogni del fruitore.

Per la zooantropologia applicata la relazione con gli animali è stata fondativa dei caratteri umani: l’identità umana emerge nella relazione con il non umano, così come le altre identità si realizzano nella relazione con l’alterità.

L’associazione cinofila “L’allegra Cagnara “ è presente con un programma di terapia assistita dal cane presso la Fondazione G.C.Rota di Almenno San Salvatore, dove l’educatrice professionale Monia Locatelli e il suo segugio Ambrogio svolgono questo tipo d’intervento a favore di alcune persone con disagio psichico.
Nel caso specifico di pazienti affetti da patologie psichiatriche si possono proporre diversi tipi di terapie assistite dal cane:

  • in soggetti colpiti da patologie psichiatriche depressive questi interventi possono fungere da esperienza che distoglie dai pensieri depressivi e che contrasta con l’umore depresso privilegiando tutte le attività particolarmente coinvolgenti e ad alta soglia di stimolazione, con dei giochi imitativi, di ricerca con l’animale, di ruolo, facendo dei gioco-percorsi con il cane, producendo disegni o una drammatizzazione, prendendosi cura dell’animale nella gestione quotidiana;
  • in soggetti affetti da crisi di ansia possono essere indicate delle attività di interazione che presuppongono l’esecuzione di movimento lenti e mirati che hanno lo scopo di indurre nella persona uno stato di rilassamento muscolare, che contrasta con il livello corporeo del vissuto ansioso attraverso la ginnastica zoomimica ossia una lavoro attraverso il corpo dell’animale e del paziente stesso, oppure attraverso la cura del cane (preparazione del cibo, predisposizione dell’ambiente, preparare un giaciglio), imparando i corretti modi gestionali e conoscendo gli aspetti igienico-sanitari, osservando il corpo dell’animale e facendo un resoconto sui segnali di benessere o di richiesta.
  • in pazienti affetti da disturbi di tipo psicotico è possibile proporre delle attività in cui le dimensioni d’interesse saranno prevalentemente quelle attinenti all’area relazionale: il paziente finge di essere un cucciolo ed elenca i suoi bisogni, l’operatore indica quali attività possono rispondere a questi bisogni; l’operatore fa da intermediario e spiega il linguaggio del cane al paziente e facendo sperimentare al paziente attività di diverso ordine che lo aiutano ad allargare il suo raggio di relazione con il mondo esterno.